CLICK AND LOOK (omaggio al regista Ermanno Olmi)

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sabato 21 marzo 2015

Ricerca della felicità



Non è nello spazio che io devo cercare la mia dignità, ma nel retto esercizio del mio pensiero. 
Non avrei alcuna superiorità, possedendo delle terre. 
Con lo spazio, l'universo mi comprende e mi inghiotte come un punto; con il pensiero, io lo comprendo.
(Blaise Pascal)

Not in space that I must seek my dignity, but in the proper exercise of my thinking.
I would have no superiority, owning land. 
With space, the universe comprises and swallows me as a point; with the thought, I understand it.




sabato 21 febbraio 2015

omaggio a cantautore italiano e alla splendida interpretazione di Patty Pravo

E dimmi che non vuoi morire 

Guarda …io sono da sola ormai. 
Credi …non c'e' più nessuna che 
quando chiedi troppo e lo sai, 
quando vuoi quello che non sei te 
ricordati di me…forse non ci credi. 

Sguardi …guarda sono qui per me 
Non ti ricordi…eri come loro te. 
Sono tutti quanti degli eroi 
quando vogliono qualcosa…beh 
lo chiedono lo sai… a chi può sentirli… 

La cambio io la vita che 
non ce la fa a cambiare me 
bevi qualcosa, cosa volevi 
vuoi far l'amore con me 
la cambio io la vita che 
che mi ha deluso più di te 
portami al mare, fammi sognare 
e dimmi che non vuoi morire... 

Dimmi… sono solo guai per te. 
Dimmi, ti sei ricordato che 
hai una donna che se non ci sei 
come fa a resistere senza te. 
Piangi insieme a me dimmi cosa cerchi. 

La cambio io la vita che 
non ce la fa a cambiare me 
bevi qualcosa, se non ti siedi 
vuoi far l'amore con me 
la cambio io la vita che 
che mi ha deluso più di te 
portami al mare, fammi sognare 
e dimmi che non vuoi morire... 

la la la………….. 
e dimmi che non vuoi morire...


Bellissima canzone cantata con tanto pathos da Patty Pravo!

Vasco Rossi, anche noto come Vasco o con l'appellativo Il Blasco, è ucantautore italiano.
Autodefinitosi provoca(u)tore, ha pubblicato 37 album dall'inizio della sua carriera (1977),  e ha composto complessivamente più di 150 canzoni oltre a numerosi testi e musiche per altri interpreti. 



venerdì 30 gennaio 2015

A mia madre ... non ti vedo più ma ti cercherò tra le giornate della mia vita sempre!



A Rosa Francesca

Devo partire da lì. Dai tuoi piedi composti e allineati ma senza scarpe. La loro forma sapevo essere importante e  ben delineata,  il collo disegnato alto, un tempo messo in evidenza dalle  scarpe col tacco largo, senza gonfiori. A volte te li avevo lavati, asciugati. Dai tuoi piedi si poteva capire quanta determinazione  hai messo nel camminare lungo i tuoi giorni; infaticabile ti spostavi da una stanza all’altra, il tuo era un movimento preciso, senza sbandamenti: sapevi dove andare e cosa fare. Piedi che hanno portato la tua persona un tempo alta e forte, che sorreggevano ancora una struttura precisa nell’ossatura anche se ridotta nel lungo e svuotata nel largo: basi di  quelle che erano state due colonne doriche.  Anche tu eri in qualche modo così: combattente, protesa alla vicende della vita, porto di tutti quelli che volevano far sosta nel cuore o nel corpo.

Se ti penso li rivedo i tuoi piedi perché, ormai,  non potrò dimenticare quegli ultimi istanti dove, guardandoti ferma, muta, orizzontale,  capivo che non ti avrei vista più alzarti,  muoverti e fare. Questo è il verbo che più ti rappresenta: il tuo è sempre stato un fare in prima persona. Anch’io adesso  volevo fare tutto quello che si doveva, momento per momento anche negli ultimi passaggi. Ti hanno sollevata, spostata con metodo  e depositata  in una scatola di legno ben rivestita  di un drappo soffice, lieve, bianco panna.
Ho guardato che tutto fosse a posto: il vestito di lana leggera con fiori che sembravano promettere solo cose belle, ma la sera prima quanta neve era scesa a fare silenzio. Le tue mani un tempo più provate dai lavori domestici ma ora lisce e asciutte con le unghie ovali e chiare, ben deposte lungo i  tuoi fianchi.
Il tuo viso (il tuo viso mamma …) segnava come un piccolo sorriso artefatto;  la fronte come una collina pallida che si faceva osservare e, a nascondere il tuo male, un foulard di seta colorata con rigagnoli  rossi quasi a   voler togliere la tristezza del momento,  ma senza riuscirci.
Una corona del rosario, non quella da te consumata e persa per ironia della sorte proprio gli ultimi giorni non si sa come, ma una corona nuova che hai tenuto tra le mani  nello scorrere delle  tue manciate di ore  finali per noi.
Una immagine del Crocefisso:  sapevo bene le tue devozioni.

Si può chiudere? Si, si può chiudere, ho risposto con voce ferma. Tutto quello che si doveva fare volevo fosse fatto nel migliore dei modi, con precisione, con fedeltà, con bellezza.
Passo a passo, secondo consumate consuetudini a me non note, tutto in ordine, momento per momento fino all’epilogo immaginato anche un po’ ma sempre rimesso nell’ordine delle cose che non spetta a noi decidere.
Alzando lo sguardo ho visto gente ma era  un contorno, un paesaggio dipinto dietro ad un ritratto: il tuo, fatto di colori intensi, caldi di luce.
In primo piano  tu e silenzii  non privi di suoni,  spazii di tempo allargato per accoglierti bene: così voglio che sia.
Il tempo per te qui finito ti riprende per  altro tempo.  Senza ore, senza limiti, senza rughe.
Dentro me  scorrono fiumi in piena, sento battere incessante  pioggia: rumori naturali,  la Natura mi toglie  qualcosa a cui appartengo per unione e poi per  divisione di cellule. Potrà mai restituirmela in altri modi, sotto altre forme? O invece resterà, non so come,  a me dentro per poterla ancor meglio sentire ogni volta che ne avrò vivo il desiderio?


Mi hai detto tre giorni prima: “Tutto passa”.  E io ”Mamma, ma se tutto passa, cosa resta?”
Ci hai pensato un po’ e mi hai risposto: “Il bene. Quello che  fai  resta”.
Erano già momenti segnati da un certo dolore che ti leggevo in viso.  E queste battute scambiate così, senza un vero pretesto mi  hanno portato a pensare all’Ecclesiaste  ma soprattutto a credere che mi stavi lasciando la tua eredità morale.
In tre parole scarne quanto mi hai detto. Ho sentito lo spessore della parola giusta come una coperta di lana che messa addosso ti fa stare meglio, anche se il  momento non era bello ma triste. Il  tuo dire forse non era   casuale ma voluto, la tua esperienza trapassava di calore ogni cosa e, come quando stai salutando qualcuno a te caro che parte, tutto cerchi di cogliere, tutto vorresti dire e solo con gli sguardi,  in parte,  ti sembra di poterlo fare.

Avevi iniziato la ritirata e da tempo passavi ore sul divano nel tuo angolo. Senza annoiarti, in sofferenze da te ben arginate, alternate a momenti di quasi normalità. Ti godevi la postazione abbandonando sempre più la tua mobilità.  Gli ultimi giorni ti sei goduta un po’ di più il letto. E, in un’occasione mi hai detto: “dove vado a stare meglio di qui?”
Per i puri, le anime semplici l’essenziale è davvero poco.
La tua testa chiedeva di vivere anche se il corpo, svuotandosi delle sue preziose energie ti stava lasciando.
Anche le tue mani alzate  hanno chiesto di vivere il sabato mattina. Le hai aperte alzandole a calice verso l’alto in un gesto che chiedeva, quasi implorando di continuare a resistere.

La veglia, l’attesa del nuovo evento, è finita. Ti ho lasciata e dopo poco mi hanno telefonato che non eri più.
Ho calpestato neve già alta per arrivare a casa. Notte: dal cielo chiaro ancora neve scendeva. Un sepolcro bianco e muto preparato per noi che sappiamo ci tocca andare avanti senza te.
La sera prima, noi tutti intorno come una corolla di petali chiari: la tua discendenza si prepara alle consegne. E poi, con la coscienza che qualcosa se ne stavo andando ti ho detto:”Mamma, sei bella e buona, non ci lasciare” e, accarezzandoti la guancia destra, ho sentito la mano un po’ umida.  Ti avevo asciugato una ed una sola lacrima.
Poche sono state in seguito le tue parole, ti sei consegnata al Lassù. Pensavo alla nascita. Qualcosa di simile appariva, un incontro, in direzione  inversa ma con punti in comune. La partenza o l’arrivo ad una meta, un viaggio verso la stazione non scelta,  da raggiungere anche lasciandosi andare.
Non una parola di troppo, non una di meno: l’equilibrio dell’essere sei ora.



Aspettavamo la primavera


Avrei voluto veder vestito
di primi fiori di primavera
un albero con te.

Ricordi?

Saresti uscita, sul tuo sdraio al sole
ginocchia  scoperte,
nodi di ramo longevo. 
Braccia scarne a riposar sul ventre,
parentesi chiuse sul grembiule lindo.
Il tuo viso acceso di  rinnovati colori.

Ti avrei parlato e
tu risposto.

Me ne sarei andata
per ritrovarti ancora.

Ma ora?




24 marzo 2009





lunedì 19 gennaio 2015

Omaggio a Marc Chagall



Due immagini ... per evocarne altre.
                                     
                                                      Gli amanti in blu




                                                    Il compleanno


domenica 4 gennaio 2015

Cina ... benvenuta!

Per la prima volta vedo che una persona è venuta a farmi visita dalla Cina. Grazie molte!
Come ricambiare con un gesto gentile, un piccolo dono ...?
Tra poco si festeggerà l'Epifania una festività che ricorda il lungo percorso fatto dai Magi sino a raggiungere un piccolo bambino di nome Gesù.
In questo lungo viaggio sta la ricerca dei sapienti che hanno riconosciuto la grandezza e la specifica regalità del massimo dei Re .... un "piccolo" venuto tra noi per salvarci.
I magi, studiosi e conoscitori di ogni scibile si sono inchinati davanti ad un bambino riconoscendoLo ..... per molto altro.
Saremo anche noi capaci di vedere in un "piccolo" in un "povero" ... oltre le apparenze ed accoglierlo sempre come fratello?
A voi .... la rappresentazione dei Magi nel quadro del Mantegna.

第一次我看到有人来,从中国来看我。非常感谢!
如何以一种姿态,一个小礼物......回报?
很快我们将迎来主显节放假的纪念漫长的旅程,直到你到达一个名叫耶稣小的孩子的贤士进行。
在这漫长的旅途学者谁承认规格最高国王的伟大和威严的研究....大家的“小”来拯救我们。
贤士,学者和所有知识鉴赏家鞠躬在孩子认识到他.....更多。
我们可能还可以看到一个“小”的“穷” ......超越露面,总是欢迎他的兄弟吗?
你....下曼特尼亚贤士的代表性。
Dì yī cì wǒ kàn dào yǒurén lái, cóng zhōngguó lái kàn wǒ. Fēicháng gǎnxiè!
Rúhé yǐ yī zhǒng zītài, yīgè xiǎo lǐwù...... Huíbào?
Hěn kuài wǒmen jiāng yíng lái zhǔ xiǎn jié fàngjià de jìniàn màncháng de lǚchéng, zhídào nǐ dàodá yīgè míng jiào yēsū xiǎo de háizi de xiánshì jìnxíng.
Zài zhè màncháng de lǚtú xuézhě shuí chéngrèn guīgé zuìgāo guówáng de wěidà hé wēiyán de yánjiū.... Dàjiā de “xiǎo” lái zhěngjiù wǒmen.
Xiánshì, xuézhě hé suǒyǒu zhīshì jiànshǎng jiā jūgōng zài hái zǐ rènshí dào tā..... Gèng duō.
Wǒmen kěnéng hái kěyǐ kàn dào yīgè “xiǎo” de “qióng”...... Chāoyuè lòumiàn, zǒng shì huānyíng tā de xiōngdì ma?
Nǐ.... Xià màn tè ní yǎ xiánshì dì dàibiǎo xìng.
  (Andrea  Mantegna 1431  - 1506 ) 

mercoledì 24 dicembre 2014

A due passi dal Natale!



Nei giorni aria di Natale poca.
Ma stasera è diverso. Siamo a due passi dalla Notte Santa e anche il più distratto non può
non avere un piccolo pensiero a quel Bambino che nasce.
Perchè il Natale rimane questo: un bambino che nasce!
La vista di un bambino piccolo, appena nato  ... ci rimanda a una tenerezza infinita.
Sia chi ha avuto la gioia di una maternità, paternità ma anche chi ha un seme di 
sorriso alla vista di un piccolo può comprendere cosa passa, scorre dentro ...
Un piccolo bambino: un essere definito e in divenire. Un essere che necessita di cura e nello stesso tempo sa trasmettere un'infinità di emozioni.
E' un bambino piccolo che ci sprona a darci da fare per dare a lui tutto quello di cui ha bisogno. Ci sentiamo importanti, appagati di ciò che facciamo. Ci crea un'energia inspiegabile.
....
Questo bambino viene anche stanotte per tutti noi. Per ciascuno di noi. 
A noi basta aprire il nostro cuore ed amarlo.






sabato 25 ottobre 2014

Livigno - un'emozione




Con un volo di farfalla, 
regalo di  fuori stagione, ... 
si posano sul foglio immagini di me lontana.
Sono ancora e sempre la stessa.
Si cambia certo che sì .... ma rivedendomi 
come non riveder sempre me stessa?

Mi affacciavo al balcone della vita .... 



e con serenità attendevo la mia parte ....


giovedì 18 settembre 2014

omaggio a un poeta contemporaneo ...

      LORENZO CHERUBINI 

in arte  Jovanotti 


FANGO


Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo
Io lo so che non sono solo
Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo

Sotto un cielo di stelle e di satelliti
Tra i colpevoli le vittime e i superstiti
Un cane abbaia alla luna
Un uomo guarda la sua mano

Sembra quella di suo padre quando da bambino
Lo prendeva come niente e lo sollevava su
Era bello il panorama visto dall'alto
Si gettava sulle cose prima del pensiero

La sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
Ora la città è un film straniero senza sottotitoli
Le scale da salire sono scivoli, scivoli scivoli
Ghiaccio sulle cose

La tele dice che le strade son pericolose
Ma l'unico pericolo che sento veramente
E' quello di non riuscire più a sentire niente
Il profumo dei fiori l'odore della città

Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo
Io lo so che non sono solo
Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo

Sotto un cielo di stelle e di satelliti
Tra i colpevoli le vittime e i superstiti
Un cane abbaia alla luna
Un uomo guarda la sua mano

Sembra quella di suo padre quando da bambino
Lo prendeva come niente e lo sollevava su
Era bello il panorama visto dall'alto
Si gettava sulle cose prima del pensiero

La sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
Ora la città è un film straniero senza sottotitoli
Le scale da salire sono scivoli, scivoli scivoli
Ghiaccio sulle cose

La tele dice che le strade son pericolose
Ma l'unico pericolo che sento veramente
E' quello di non riuscire più a sentire niente
Il profumo dei fiori l'odore della città

Il suono dei motorini il sapore della pizza
Le lacrime di una mamma le idee di uno studente
Gli incroci possibili in una piazza
E stare con le antenne alzate verso il cielo

Io lo so che non sono solo
Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo
Io lo so che non sono solo

E rido, E piango
E mi fondo con il cielo
E con il fango
La città è un film straniero senza sottotitoli
Una pentola che cuoce pezzi di dialoghi

Come stai quanto costa che ore sono che succede
Che si dice chi ci crede allora ci si vede
Ci si sente soli dalla parte del bersaglio
E diventi un appestato quando fai uno sbaglio

Un cartello di sei metri dice
"è tutto intorno a te"
Ma ti guardi intorno e invece non c'è niente
Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie

A quelli che
Hanno ancora il coraggio di innamorarsi
E a una musica che pompa sangue nelle vene
E che

Fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
E di smettere di lamentarsi
E' quello di non riuscire più a sentire niente
Di non riuscire più a sentire niente

Il battito di un cuore dentro al petto
La passione che fa crescere un progetto
L'appetito la sete l'evoluzione in atto
L'energia che si scatena in un contatto

Io lo so che non sono solo
Anche quando sono solo
Io lo so che non sono solo

E rido, E piango
E mi fondo con il cielo
          E con il fango su           









martedì 19 agosto 2014



Messico, Australia, Polonia, Irlanda, Venezuela, Stati Uniti sempre uniti con me ... ma quanti mi state facendo visita!
Grazie molte!
Non so mai come approdate su quest'isoletta di blog ... ma mi stupite sempre dai paesi più lontani.
Il nome Cantadè non è così semplice, non assomiglia a qualcosa di più significativo e quindi quando arrivate e ritornate ... beh! Soddisfazione!!!

Grazie, grazie, grazie,
un abbraccio, un abbraccio, un abbraccio grande!

A voi lascio un immagine: BELLAGIO. 


Mexico, Australia, Poland, Ireland, Venezuela, the United States joined with me forever ... but how many are making me visit! 
Thank you very much! 
I never know how landed on this island of blog ... but I'm always amazed by the most distant countries. 
The name Cantadè is not so simple, does not look like something more meaningful, and then when you arrive and come back ... well! Satisfaction!!! 
Thank you, thank you, thank you, 
a hug, a hug, a big hug! 

To you I leave a picture: BELLAGIO!

Come to visit it is so, so beautiful and romantic!!




domenica 17 agosto 2014

Ello: tempo strano ...

Il tempo è proprio strano. Il giorno di Ferragosto al mio paese la strada dove abito era un fiume d'acqua e fango.
La grandinata violenta ha in poco tempo imbiancato il panorama: scenario invernale ... 
Poi ruspe al lavoro. Ecco un immagine al fondo strada che rende l'idea di quanto è successo.
Nel pomeriggio sole ...
Il tempo fa bizze.
Il tempo a volte è strano ...


Anche le persone a volte sono strane e fanno cose che nemmeno riesci ad immaginare ...




in Viale della Repubblica: grandinata memorabile di Ferragosto!